Imprese Longeve


Società Reale Mutua di Assicurazioni: continuità di una tradizione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1828 la Società Reale Mutua di Assicurazioni opera nel settore assicurativo con l’originale profilo mutualistico iniziale. Da piccola compagnia torinese impegnata solo nel ramo incendi è cresciuta alle dimensioni di un Gruppo attivo nei vari rami assicurativi in Italia e all’estero, dimostrando nel lungo periodo una grande capacità di tenuta e d’innovazione senza tradire le sue peculiari radici storiche.

Tra iniziativa pubblica e privata, da Torino all’Italia unita

L’avvio di una moderna attività assicurativa si sviluppa negli Stati italiani preunitari a partire dai primi decenni dell’Ottocento, in ritardo rispetto alle più avanzate esperienze europee, anche per il ramo incendi.

Nel Regno di Sardegna, sovrano Carlo Felice, è il governo a favorire la costituzione di assicurazioni contro gli incendi sia per la frequenza e la gravità dei sinistri sia per l’uscita di somme cospicue provocata dall’acquisto di prodotti assicurativi francesi. L’iniziativa di governo - peraltro incerto sulla forma di società da adottare, per azioni oppure mutua (volontaria o obbligatoria) - s’intreccia all’iniziativa privata sulla base del progetto presentato nel 1827 da Giuseppe Giulio Lorenzo Henry, un avvocato e alto funzionario francese ma italiano d’adozione, buon conoscitore dell’organizzazione amministrativa e tecnica delle compagnie d’oltralpe.

Nasce così, nel 1828, autorizzata con le Regie Patenti del 1829, la Società Reale d’Assicurazione Generale e Mutua contro gli incendj, cui viene accordato un privilegio esclusivo trentennale che implica il divieto di assicurarsi presso altre compagnie. Con al vertice il Consiglio generale, inizialmente formato dai 50 soci più interessati nella Società - che nomina una Giunta con poteri di controllo e di indagine - e il Consiglio di amministrazione, la Reale Mutua trova in Henry un dirigente molto attivo e capace, forte per almeno un decennio di una posizione molto particolare che gli riconosce ruoli e poteri preminenti, a cavallo tra il top manager e l’imprenditore. Infatti, oltre che Direttore generale, Henry è anche capo dell’agenzia di Torino, la più importante, e paga gli stipendi dei dipendenti con risorse proprie fino al 1839-40, quando i poteri del Direttore generale, non più anche Procuratore generale, vengono circoscritti e ricondotti al Consiglio di amministrazione che rilascia deleghe al Direttore, ma senza limitare le dimensioni e l’efficacia del grande lavoro di Henry a favore dalla Società.

Superate le prime difficoltà nel raggiungere i 25 milioni di proprietà assicurate previsti dallo Statuto anche per l’intervento del re, pronto ad assicurare Palazzo Chiablese, la Reale Mutua, con 1 483 soci a fine 1829, cresce tramite la costituzione di agenzie nei capoluoghi di provincia e nei centri più importanti, ma con ostacoli alla penetrazione in Liguria, e si organizza sulla base di otto divisioni, corrispondenti alla giurisdizione territoriale dello Stato sabaudo. Del resto, il sostegno governativo non manca anche col nuovo sovrano, Carlo Alberto, che induce le pubbliche istituzioni ad assicurare le loro proprietà immobiliari presso la Società, come avviene per un importo di circa 1 800 000 lire in un solo anno.

Sul versante tecnico-finanziario prevale agli inizi il carattere di pura mutualità, ma in breve tempo, nel giro di un quinquennio, forse anche per la perdita del privilegio iniziale che richiede alla compagnia di essere competitiva al fine di attrarre nuovi soci, lo Statuto viene modificato, prevedendo che i risparmi di esercizio siano distribuiti ai soci, su base quinquennale: norma, questa, contemperata presto dalla costituzione di un fondo di riserva.

Nel 1856 muore il Direttore generale Henry cui succedono Nuyts e Zerboglio, fino al 1876, quando subentra Vigitello ma nella carica di Segretario generale dopo che l’anno precedente, nel 1875, il nuovo Statuto ha abolito il Direttore generale e stabilito altresì che i cento membri del Consiglio generale non siano più nominati dal Consiglio di amministrazione, la cui autorità discende dallo stesso Consiglio, ma vengano eletti tra i soci più ragguardevoli rappresentando per un terzo le agenzie più grandi in quanto a valori assicurati. Inoltre ha disposto che la distribuzione dei risparmi ai soci avvenga non più su base quinquennale bensì annuale.

Le modifiche inserite con lo Statuto del 1875 sono dovute anche all’avvenuta espansione dell’attività sul territorio nazionale a seguito delle vicende risorgimentali e delle guerre d’indipendenza fino al trasferimento della capitale del Regno d’Italia a Roma.

In effetti la Reale, che ha sempre sostenuto finanziariamente l’impegno militare dei Savoia nella costruzione dell’Unità italiana, si avvale con tempestività dell’allargamento dei confini del Regno, dove viene trasferito il modello liberista piemontese, contrario a forme di privilegio, di monopolio e obbligatorietà. In tal modo la Società torinese può ampliare la propria rete di agenzie, dalla Lombardia all’Emilia, alla Toscana, ai territori già appartenenti all’ex Stato Pontificio (Umbria, Marche e poi Lazio) e al Veneto, compensando la perdita delle attività in Savoia e Nizza, cedute alla francese Union, e arrivando nel 1869 a 92 agenzie, peraltro non sempre con buoni risultati come dimostra la revisione organizzativa operata tra il 1870 e il 1889, quando varie agenzie sono soppresse.