Imprese Longeve

 

Peyrano: il tempio del cioccolato

DI IVAN BALBO

 

Nell’atto di celebrare un secolo di vita, la Peyrano festeggia anche la rinascita con la famiglia degli storici proprietari, il rilancio ad un passo dalla chiusura. La parabola della Peyrano, una delle poche aziende italiane a gestire l’intero ciclo del cioccolato, racconta una realtà in bilico tra laboratorio artigiano e impresa: un’azienda capace di conservare antichi procedimenti e la tradizionale qualità delle materie prime mentre innova e rinnova il prodotto attraverso l’abile uso del packaging.

Le origini: dalle barche al cioccolato, sempre in riva al Po

Le memorie familiari sono alla base della vulgata secondo cui la Peyrano sarebbe nata negli anni precedenti la prima guerra mondiale, ma gran parte della vicenda iniziale dell’impresa rimane oscura. Il fondatore è probabilmente Antonio Peyrano, classe 1880, figlio di Giacomo e di tal Agnese Maronetto. Proveniente da una famiglia specializzata nella gestione di imbarcaderi sul Po, sui quali vengono trasportati i Torinesi desiderosi di una gita sul fiume, Antonio sceglie un’altra strada: già chimico dell’alimentazione e assistente presso i corsi serali della scuola chimica “Cavour”, a fine Ottocento, viene poi assunto come apprendista presso la Baratti e Milano, celebre ditta dolciaria subalpina. Intorno al 1912 Antonio si trasferisce con le sorelle Lucia e Giovanna ad Ancona, dove i tre trovano lavoro presso la Capobianchi, altra impresa di caramelle. Tornati a Torino nel 1914, i Peyrano avviano una bottega per la produzione di cioccolato e caramelle in riva al Po, in corso Moncalieri 47, tuttora sede della azienda. L’impresa conta fin dall’inizio sui rapporti collaborativi con la Baratti e Milano: con essa Antonio condivide le ricette per la lavorazione del cioccolato in cambio delle indicazioni per produrre la tipica caramella di pasta dura “Torino”.

Dopo un’interruzione causata dal conflitto, l’attività del laboratorio riprende e a partire dai primi anni Venti le notizie circa l’avventura imprenditoriale della famiglia si fanno meno rarefatte e più certe.

Al Registro ditte della Camera di commercio, infatti, nel 1925 viene iscritta la ditta individuale “Peyrano Lucia” impegnata nella produzione di cioccolato e caramelle. La scelta di intestare l’impresa a una sorella, che ne risulta anche unica proprietaria, è forse giustificata dal fatto che Antonio è malato – lascerà di lì a qualche anno l’attività –, ma sembra confermare i ricordi dei discendenti, secondo cui Lucia, insieme a Giovanna, partecipa attivamente all’impresa, con una competenza specifica sulla confezione e la vendita. Già nelle prime fasi della Peyrano emerge quindi una caratteristica destinata a segnare l’intera parabola dell’azienda, e cioè il ruolo di rilievo, imprenditoriale, delle figure femminili, in una divisione del lavoro che assegna agli uomini funzioni più strettamente tecniche. Antonio, infatti, già nel 1922 ha messo a punto una delle creazioni più longeve e famose della Peyrano, un cioccolatino dalla ricetta segreta e colato nel tipico pirottino d’argento che verrà denominato “Alpino” dal nome della caserma nei pressi del laboratorio; negli stessi anni è sempre Antonio ad iniziare ai segreti del mestiere il nipote Giacomo, detto Giacolin, che di cognome fa Pedussia come il padre Bartolomeo, l’uomo che Giovanna Peyrano ha intanto sposato.

Negli anni Venti la Peyrano è un piccolo laboratorio artigiano che si è via via concentrato sulla produzione di cioccolato valendosi di una dotazione tecnologica modesta: un tostino, un frangicacao, una brieuse (cioè una raffinatrice) e un mortaio, cui solo qualche anno più tardi viene aggiunto un mélangeur (mescolatore). La fama di Peyrano però comincia a diffondersi presso le élites locali, tanto che nel 1926 è la stessa marchesa Della Valle di Pomaro, dama di corte della Regina, ad acquistare alcune scatole di cioccolatini.