Imprese Longeve

Italgas

Italgas: l’impresa che fornisce energia a imprese, enti e cittadini da quasi due secoli

DI PARIDE RUGAFIORI

Nata a Torino a metà dell’Ottocento per produrre e distribuire gas per l’illuminazione
e il riscaldamento, l’Italgas si espande rapidamente su scala nazionale fino a diventare un grande gruppo di imprese chimiche, elettriche e di servizio dopo la Prima guerra mondiale.

Ritornata in parte alla missione originaria con il riassetto avviato negli anni Trenta, l’Italgas rimane un’impresa privata fino al 1967 quando passa all’ENI, diventando protagonista della metanizzazione in Italia.

Tra le due guerre. Dal gruppo di Panzarasa all’Italgas di Frassati

A guidare il nuovo corso è un imprenditore-manager quanto mai spregiudicato, Rinaldo Panzarasa, che arriva a costruire una holding finanziaria di varie imprese chimiche, elettriche, di servizio, variamente collegate con la casa madre e tra loro, tra partecipazioni incrociate e relazioni personali, trasformando la Società Italiana per il Gas (d’ora in poi Italgas)in una conglomerata polisettoriale.

Con il supporto del Credito Italiano e sostenuto da Rivetti e da Ponti, il massimo dirigente della SIP, di cui lo stesso Panzarasa è presidente, il nuovo patron della società realizza negli anni Venti un progetto tanto ambizioso quanto ricco di potenzialità, ma si muove secondo modalità finanziarie speculative e comunque rischiose, giocate su un giro vertiginoso di effetti cambiari a breve e non su aumenti di capitale fresco proporzionati ai forti investimenti in atto.

Ancor prima che la grande depressione degli anni Trenta colpisca duramente anche la chimica, il colosso Italgas è in gravi difficoltà: le banche miste - Credito Italiano e Banca Commerciale -anch’esse in forte crisi, e le autorità di governo lo abbandonano. Nel dicembre 1930 Panzarasa deve dimettersi, travolto dal dissesto del gruppo che ha creato.

Il drastico riassetto e risanamento dell’Italgas viene affidato, su indicazione della Commerciale, ad Alberto Frassati, già comproprietario e direttore de «La Stampa» oltre che oppositore del fascismo e imprenditore capace, come dimostra attraverso un cambio radicale dei vertici dell’impresa e una trasformazione netta nei criteri di conduzione aziendale.

Forte del consenso dei piccoli azionisti ma anche di un sindacato di controllo con esponenti di rilievo come Ernesto Ferro, Virginio Tedeschi, Ettore Conti e istituzioni bancarie di primo piano,  e valendosi del sostegno finanziario di Sofindit che consente la ricapitalizzazione della società, il nuovo presidente cede varie controllate. Tra queste l’ACNA, ma non le partecipazioni di maggioranza in Schiapparelli e Fornicoke, gestite in accordo con Montecatini, come la neocostituita Cokitalia e la Farmitalia, a dimostrazione di un interesse ancora vivo per la chimica. Un interesse che non contraddice tuttavia l’asse portante dell’operazione varata da Frassati, tesa a riportare l’ Italgas al modello iniziale, prevalentemente centrato sul gas, un settore in crescita tra gli anni Venti e Trenta contro le previsioni di segno opposto. E nel settore l’Italgas è leader della produzione e distribuzione in Italia, come effetto della ripresa degli investimenti e delle acquisizioni.

Tornata al profilo di un’impresa industriale, pur senza abbandonare del tutto i lineamenti di holding finanziaria del tempo di Panzarasa, l’Italgas è il caso, unico, di un’azienda entrata sotto il controllo di fatto delle banche miste travolte dalla crisi del 1929 che non finisce nella sfera pubblica controllata dall’IRI ma rimane di proprietà e controllo privato. Un’Italgas risanata, dunque, sebbene non torni alle grandi dimensioni precedenti, quando, in alleanza con la SIP, si è trovata a competere alla Fiat la leadership dell’economia e della finanza torinese.