Imprese Longeve

Costadoro: un leader  nei bar del mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

A partire dal fondatore Emilio Oreste Beccuti e attraverso un lungo percorso, tre famiglie piemontesi di torrefattori - Abbo, Beccuti e Trombetta - si ritrovano insieme in un’impresa, la Costadoro, segnata da una costante: produrre e fornire caffè di qualità per il settore bar. In un processo di crescita continuo, ma più deciso a cavallo tra Novecento e Duemila, dal Nord Ovest italiano a trenta paesi nel mondo, l’impresa torinese non ha perduto, anche nella tecnologia produttiva più avanzata, il fondamentale imprinting artigianale, frutto di una consolidata, storica esperienza.

La Costadoro da Emilio Oreste Beccuti a Secondo Abbo, Oreste Beccuti e Giuseppe Trombetta

Le strade che portano alla Costadoro prendono avvio da una piccola frazione, Sanico, di un piccolo comune, Alfiano Natta, in provincia di Alessandria ma vicino ad Asti, nel Monferrato casalese.

Qui, nel 1879, nasce Emilio Oreste Beccuti, meglio conosciuto come Oreste, che a quattordici anni lascia il paese natio per trasferirsi a Torino, dove - si dice - trova lavoro come sguattero presso il caffè Bergia nel 1893 e nel giro di qualche anno ne diventa il direttore.

In effetti, del suo percorso lavorativo e imprenditoriale si ha solo qualche notizia rara, frammentaria e non sempre confermata.

Sembra che nel 1909, a trent’anni, Oreste decida di mettersi in proprio aprendo una drogheria e fabbrica di liquori a Torino, come peraltro risulta nel 1910-1913, e diventi presto un operatore di rilievo del settore, soprattutto nella torrefazione del caffè, avviata - pare - nel 1912.

Ma nel denunciare la sua ditta individuale alla Camera di Commercio di Torino nel 1927 egli ne fa risalire l’inizio al 1916, come Bar Beccuti Oreste commercio al minuto e degustazione caffè, vini e liquori.

Certo è che nel 1933 Oreste Beccuti deposita il «Marchio di Fabbrica e Commercio Miscela Costadoro o Miscela Costa d’Oro», un nome che richiama lontane terre d’Africa. E il sapore esotico del marchio non è privo di seduzione anche perché si lega a un prodotto di riconosciuta qualità, il caffè tostato della Costadoro di Oreste Beccuti, come viene denominata dal 1935 la ditta individuale Beccuti Oreste.

Il cuore della Costadoro si trova in via Pietro Micca, nel centro di Torino, dove è ubicato il bar, ovvero l’attività al dettaglio, mentre si allarga l’attività all’ingrosso, ovvero la fornitura del caffè tostato in grani ad altri bar.

Oreste Beccuti, nominato commendatore, prosegue nell’impresa attraverso la guerra e il dopoguerra, fino agli anni Cinquanta e alla morte, avvenuta nel 1959, quando l’attività all’ingrosso, trasferita in Via Modena, sempre a Torino, passa al figlio Mario e quella al minuto, rimasta nella sede originaria, al nipote Oreste, nato nel 1939.

Nel 1975 la Costadoro, diventata una società in accomandita semplice due anni prima, viene ceduta a Germano Bertona, anch’egli torrefattore di caffè con la Supermoka e la concessione per il Piemonte della Ditta Sahib di Vigevano.

Una breve parentesi, quella di Costadoro - ridenominata Costadoro Beccuti - in mano ai Bertona, che la cedono nel 1977 a Secondo Abbo, Alberto Stupino, Giuseppe Olivero e Michele Gambino, già titolari della Due Moretti e della Harrar Caffè, diventata nel 1978 Joint Coffee Company sas di Secondo Abbo e Michele Gambino. E nel 1979 la Costadoro si fonde per incorporazione nella Joint Coffee Company sas, che Michele Gambino lascia dopo pochi mesi.

Allora Secondo Abbo propone a Oreste Beccuti, nipote omonimo del fondatore della Costadoro, e a Giuseppe Trombetta - già titolare della Trombetta Fratelli e C., un’accomandita semplice anch’essa acquisita dai Bertona - di entrare nella Joint Coffee Company, poi come suoi soci paritari nella Costadoro spa, costituita nel 1980 quale trasformazione della stessa Joint Coffee Company.

È la Costadoro di oggi, che rinasce così nella nuova veste per iniziativa di Secondo Abbo, detto Duccio.