Aurora

Imprese Longeve

 Editrice Claudiana

Claudiana: pubblicare tra chiesa e mercato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da oltre un secolo e mezzo la Claudiana attraversa la storia del movimento evangelico italiano e internazionale, incrocia la società, la cultura e l’editoria in Italia dal particolare punto di vista di un’impresa a cavallo tra esigenze di formazione e proselitismo religioso e di mercato, in un rapporto non sempre facile e lineare. La sua tenuta nel tempo, i suoi successi - ma anche i momenti duri - testimoniano un’irriducibile vitalità che ne fanno un’esperienza unica, di grande valore civile, culturale, umano e imprenditoriale.

Alle origini, nel movimento evangelico italiano e internazionale

Nel novembre 1855 viene costituita a Torre Pellice, ma con sede a Torino, la Société des Traitès religieux pour l’Italie «per la pubblicazione e la diffusione di scritti destinati a far conoscere in Italia i veri princìpi e la pura morale dell’Evangelo», guidata da un Comitato composto da pastori valdesi.

Pochi anni prima, nel 1848, il re di Sardegna Carlo Alberto ha promulgato l’emancipazione dei valdesi, concedendo loro i diritti civili e politici a lungo negati e consentendone quindi la libertà di culto e di stampa.

L’iniziativa del 1855 è frutto della comunità protestante valdese che decide di produrre e diffondere direttamente, con mezzi propri, il materiale a stampa funzionale alla propaganda e al proselitismo religioso dopo alcune prime episodiche esperienze di stampa e vendita di pubblicazioni da parte del mondo protestante italiano, che nel 1854 vive uno scisma tra evangelici (detti «liberi») e valdesi, i quali decidono, appunto, di procedere in forma autonoma tramite la nuova Société.

Dopo due anni in cui funziona come agenzia di libri religiosi con un deposito a Torino e si appoggia a una tipografia esterna, agli inizi del 1858 la Société inaugura una propria tipografia, sempre a Torino, con 12 000 lire di capitale sociale, otto dipendenti e macchine offerte da membri della Chiesa presbiteriana irlandese: viene denominata Claudiana, in omaggio al vescovo di Torino Claudio vissuto in epoca carolingia e considerato un precursore del valdesi.

Durante il suo primo periodo di attività a Torino, fino al 1861, la Claudiana, che si avvale del sostegno finanziario della Tavola valdese e di evangelici londinesi, pubblica vari libri e numerosi opuscoli (ausilii per la lettura della Bibbia, princìpi elementari di teologia, storia della Riforma e dei valdesi, contributi di polemica anticattolica) puntando sul basso prezzo per raggiungere i ceti meno abbienti.

Siamo a metà Ottocento, in pieno clima risorgimentale. Gli ideali riformatori, la lotta per l’unità e l’indipendenza coinvolgono la comunità protestante che vede la possibilità di realizzare il riscatto sociale, il processo di modernizzazione dell’Italia, affrancata dal papato, dove i protestanti avrebbero trovato il loro spazio. La Claudiana si colloca in questo movimento, ma è troppo piccola per rispondere alla necessità di un autonomo e finalmente libero centro di propulsione e diffusione della stampa del mondo evangelico italiano, più ampio e variegato della sua parte valdese e guardato con grande attenzione e interesse dal movimento evangelico internazionale.

L’Italia unitaria è infatti percepita come una grande opportunità per la diffusione della fede evangelica, con la speranza di trovare il sostegno delle forze progressiste in vista di un allargamento del consenso popolare alla causa protestante, nel contesto dell’auspicato rinnovamento religioso e civile del popolo italiano contro l’intransigente posizione cattolica, avversa allo Stato liberale e laico.

È con queste speranze che nel 1861 la Claudiana viene trasferita a Firenze mentre la Société originaria si trasforma in Società per le pubblicazioni evangeliche italiane (SPEI): è il passaggio a un’impresa non più espressione della sola Chiesa valdese ma indipendente «da ogni denominazione particolaristica» ovvero «interdenominazionale» al fine di sostenere relazioni con tutte le chiese e promuovere l’opera collettiva di evangelizzazione del paese. La presenza nel Comitato direttivo di personaggi aderenti a diverse comunità evangeliche (valdesi, liberi, metodisti e battisti)  conferma la volontà delle chiese di ascendenza straniera, presenti in maggioranza, di svolgere un ruolo trainante nell’evangelizzazione italiana, raccordando in una missione comune le diverse componenti protestanti, già in dissidio tra loro. Del resto, il grosso del sostegno finanziario proviene dalle Società protestanti straniere, in particolare inglesi e americane.

Firenze viene scelta in quanto capitale del protestantesimo italiano non per il numero di aderenti, meno ampio che a Torino, ma per gli esponenti di rilievo, per l’attivismo religioso e culturale, le iniziative e istituzioni anche scolastiche, tra cui la Facoltà valdese di teologia trasferita qui nel 1860. Inoltre la città toscana gode di una posizione centrale nel paese riunito che dovrebbe facilitare una più efficace diffusione della stampa.

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