Imprese Longeve

 

Bitron: qualità, innovazione, efficienza nel mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dagli anni Cinquanta del Novecento, da Torino all’Italia e al mondo, la vicenda di Bitron si è animata nel tempo di società diverse ma in continuità per la presenza al vertice della famiglia Bianco, fino al Gruppo multinazionale di oggi. Una vicenda che testimonia di una crescita continua nella ricerca, sviluppo e fabbricazione di prodotti e sistemi meccatronici per vari settori (elettrodomestico, auto, riscaldamento, ventilazione, aria condizionata, energie rinnovabili) e della capacità di competere su scala globale.

Da Dronero a Torino. I fratelli Enrico, Giovanni e Carlo Bianco

La Seconda guerra mondiale è finita da poco. L’Italia avvia faticosamente la ricostruzione.

A Dronero, nel Cuneese, i Bianco sono contadini e stentano a mantenere i quattro figli, allora ragazzi, Enrico, Felice, Giovanni e Carlo. La terra è scarsa, il futuro incerto. Papà Bianco decide quindi che il loro percorso di vita prenda una direzione diversa dalla campagna e da Dronero. Andranno a studiare e a lavorare a Torino, nella città dell’industria. Solo Felice rimane legato alla terra.

Mentre il più giovane dei fratelli, Carlo, nato nel 1940, ancora bambino, frequenta le scuole elementari, Enrico lavora con gli zii, titolari di un laboratorio che produce guanti di stoffa a Torino. È il più anziano, ma solo diciottenne nel 1947, quando Giovanni, terzo dei fratelli, a 11 anni  - è nato nel 1936 - viene iscritto dal padre al Collegio Artigianelli di Torino, dove vive e frequenta il corso di elettromeccanica per il triennio, proseguendo nel biennio successivo.

Un’esperienza molto formativa di studio e di fatica - direttamente sulle macchine, nei laboratori - in un’istituzione che trasmette valori di dovere ed etica del lavoro, in sintonia con la personalità di Giovanni, molto determinato, come lo descrivono anche gli insegnanti.

Nel 1952, quando lascia la scuola, trova occupazione presso lo stabilimento RIV di via Nizza, a Torino, dove viene impiegato al tornio automatico nella produzione di bulloni. Un lavoro da operaio meccanico sgradito a Giovanni, che ha invece una grande passione per l’allestimento di impianti elettrici, studiati e montati già a scuola. Dopo un anno e mezzo alla RIV, Giovanni passa a un’altra impresa torinese, la Carello, in cui lavora al riavvolgimento di motori elettrici ed è raggiunto dal fratello Enrico.

Siamo nel 1955. Giovanni, allora diciannovenne, ed Enrico, di ventisei anni, sposato, e dei fratelli l’unico maggiorenne, in grado quindi di assumere impegni verso terzi, decidono di avviare una propria modesta officina di riparazioni e assistenza per motori elettrici, in particolare quelli usati dai fornai panettieri che necessitano d’interventi rapidi anche nelle ore notturne. La dislocano in un piccolo locale affittato in piazza Fontanesi, sempre a Torino. Sono presto aiutati dal quindicenne Carlo, anch’egli uscito dalle scuole tecniche e dotato di una forte predisposizione per progettare componenti di ogni tipo, elettromeccanici soprattutto. Nasce così una società di fatto, presto nota come Fratelli Bianco.

Agli inizi si tratta di un’attività integrativa del lavoro svolto alla Carello, che gira ai Bianco riparazioni per i propri clienti, poi Enrico e Giovanni lasciano la Carello e diventano imprenditori a pieno titolo.

Assorbiti da un impegno totale nella nuova impresa - con Giovanni che cumula al lavoro indefesso la frequentazione delle scuole serali di elettrotecnica - e mentre crescono gli ordini, i Bianco acquistano un terreno in via della Pronda, al confine tra Torino e Grugliasco, con pochi modesti edifici, via via consolidati e ampliati, dove dal 1956 installano le prime macchine (trance e presse) di quella che sta rapidamente diventando un’azienda industriale.

Il loro punto di forza iniziale consiste nel riuscire a realizzare pionieristicamente in proprio - con risparmi di costi e tempi - il termoindurente plastico (la bachelite) utilizzato nella produzione di interruttori e varie apparecchiature elettriche di pregio in cui dimostrano una capacità progettuale e realizzativa tale da renderli fornitori interessanti per le imprese dell’area torinese. Le abilità commerciali e gestionali di Giovanni unite a quelle tecniche di Carlo offrono all’azienda un mix di risorse molto efficace che gli fa cogliere l’occasione della forte ascesa in atto nel settore degli elettrodomestici bianchi (in particolare delle lavatrici).

Siamo infatti nel pieno del boom industriale italiano a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta e anche a Torino si producono elettrodomestici su scala crescente, tra piccole aziende come la Riber e grandi come la Castor, alle quali i Bianco sono in grado di fornire componenti (microinterruttori, pulsantiere, pressostati, ma anche elettrovalvole, poi termostati) a prezzi competitivi e in tempi brevi, come non riescono i grandi produttori tedeschi e statunitensi.