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Bertone: la creatività nel disegnare, progettare, costruire automobili

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1912, Bertone è un’impresa centenaria, caso raro nel settore. Da Giovanni a Nuccio fino a Lilli Bertone, la sua storia ha segnato le tappe fondamentali del car design italiano e internazionale all’insegna di una creatività tanto forte da plasmare l’immaginario collettivo con modelli entrati nella galleria del made in Italy. Ma anche - e a lungo - un costruttore di vetture di nicchia su scala industriale. Fino al rilancio come azienda di servizi a ciclo completo nel settore dell’automotive, del transportation, dell’industrial design.

Giovanni Bertone: da «carradore» a carrozziere

Nato nei pressi di Mondovì nel 1884 da una numerosa famiglia di contadini, Giovanni Bertone lavora come garzone di bottega da Ferrua, costruttore di carri nella cittadina piemontese, che gli trasmette i rudimenti del mestiere di «carradore».

Nel 1907 raggiunge la sorella Caterina a Torino e nel 1909 trova occupazione alla Diatto, una tra le imprese più attive nella dinamica industria dei mezzi di trasporto - e dell’automobile - protagonista del nuovo profilo economico e sociale della città.

Ma l’esperienza lavorativa nella Diatto, dove viene destinato a lavorare le scocche dei rotabili ferroviari, dura poco.

Nel 1912 Giovanni apre una piccola officina con tre operai per costruire e riparare carri e calessi in Via Villarbasse a Borgo San Paolo, quartiere ricco di iniziative legate al mondo dell’auto, sempre in Torino.

Qualche anno dopo, durante la Grande guerra, Giovanni  - che ha due figli, Maddalena e Giuseppe detto «Nuccio», nati dalla compagna Carolina, sua attiva collaboratrice - torna in fabbrica da operaio evitando il fronte ma alla fine del conflitto riprende l’attività nella sua officina.

Siamo negli anni Venti. Il lavoro aumenta con una ventina di addetti nella nuova sede di Via Monginevro, doppia della precedente e vicina alla Lancia. Soprattutto cambiano i contenuti di un’attività ormai rivolta specificamente a progettare e costruire parti e carrozzerie intere di automobili per varie case torinesi, come Spa, Fast, Chiribiri, Aurea, Scat, Itala, Diatto, Fiat, Lancia.

E proprio con Vincenzo Lancia, un protagonista dell’automobilismo italiano, si stabilisce un solido rapporto di collaborazione, fertile di positive ricadute per Bertone, che su macchine di serie inizia a realizzare piccoli volumi di vetture speciali la cui produzione non risulta conveniente alle grandi aziende.

È l’avvio di un connotato diventato strutturale della Bertone, ormai conosciuta e stimata nell’ambiente automobilistico e presso la clientela di modelli esclusivi, vestiti da carrozzerie di linea particolare e quindi funzionali all’innovazione stilistica in nome della creatività.

E il coraggio innovativo di Bertone è fuori discussione, l’eleganza delle sue realizzazioni molto apprezzata in modelli già destinati a segnare l’evoluzione e la storia del car design (dalla Fiat 527S Ardita 2500, disegnata da Mario Revelli, alle Fiat 1500 «6 luci» Aerodinamica e Torpedo, alla Lancia Aprilia Cabriolet).

Siamo negli anni Trenta. Superati gli effetti della grave crisi del 1929 senza intaccare la solidità dell’impresa, la Carrozzeria G. Bertone, diventata società anonima, viene trasferita nel nuovo stabilimento di Corso Peschiera, sempre in Borgo San Paolo, nel 1934, con gli addetti saliti a 150 unità.

Un anno prima, nel 1933, è entrato in azienda Nuccio Bertone, figlio di Giovanni.

Il diciannovenne Nuccio, ragioniere, iscritto a Economia e commercio, mostra subito una forte sensibilità per l’ideazione e il progetto dell’auto, come rivela nelle prime esperienze sulla Cabriolet Fiat 508 «Balilla» e sulla innovativa «Balilla della signora», disegnata da Revelli, cui seguono le varie versioni della 1500 Fiat e della «Nuova Balilla» 1100, protrattesi fino ai primi anni del dopoguerra.

Intanto, con la seconda metà degli anni Trenta, si moltiplicano le tipologie di produzioni della Bertone, dai taxi alle ambulanze agli autobus, che diventano oggetto anche di commesse militari prima e durante la Seconda guerra mondiale.

Intanto, Nuccio, a fianco del padre, aumenta l’ impegno in azienda, divenuto totale a partire dal 1945 impedendogli ogni altra occupazione, studi universitari compresi.