La Camera di Commercio di Torino

La Camera di Commercio

Il palazzo degli affari

Al centro della città, il cuore dell’impresa

Protagonista nell’arricchire il patrimonio architettonico cittadino, nel 1964 la Camera di commercio di Torino bandisce un concorso per la costruzione del nuovo Palazzo Affari nel cuore della città.

Sull’area sorgeva un tempo l’antica sede camerale che, danneggiata dai bombardamenti del 1942, fu trasferita per diversi anni a Palazzo Lascaris, attuale sede del Consiglio Regionale.

Molteplici gli obiettivi del progetto: rispondere alle esigenze di nuovi spazi, ma anche, con l’avvio del cantiere, promuovere l’uscita dalla congiuntura negativa e riportare movimento in una zona da sempre ricca di interessi economici. Non a caso Palazzo Affari sorge vicino al nuovo edificio della Borsa Valori, realizzato pochi anni prima su progetto di Gabetti, Isola e Raineri.

Tra i 29 gruppi di lavoro partecipanti al concorso vince Treperuno, costituito da Carlo Mollino, Alberto Galardi, Carlo Graffi e Antonio Migliasso.

Una razionalità fuori dagli schemi

Inaugurata nel 1974, la struttura è costituita da due distinti edifici collegati da una passerella aerea: il palazzo vero e proprio e un edificio a lama, di quattro piani, che fa da quinta alla costruzione principale.

“Su un corpo parallelepipedo basso si solleva la massa dell’edificio, sorretta unicamente dalla struttura centrale. Il corpo degli uffici si presenta compatto e severo, nitido nel rigore e nell’accuratezza delle definizioni formali”, così in quegli anni lo descrive la rivista L’Architettura: cronache e storia.

Il fabbricato è un prisma luminoso dalle pareti lievemente convesse, isolato e a sbalzo su una larga piattaforma vetrata a pianta rettangolare - il piano terreno.

Le finestre, con forma e cadenza ripetuta, caratterizzano in modo deciso l’esterno, ricordando le costruzioni aeronautiche.

Il primo piano, destinato a parcheggio, è completamente libero, ad eccezione della torre centrale.

L’asse portante è frutto dell’intuizione di Antonio Migliasso: una struttura a fungo adottata all’epoca soprattutto negli Stati Uniti.

Il nucleo cavo al centro - che custodisce l’interessante scalone elicoidale - è in cemento armato e porta “appesi” i solai, attraverso una serie di tiranti posizionati dietro la facciata e di travi in cima all’edificio visibili, percorrendo gli ultimi piani.

In questo modo Palazzo Affari, tra i primi esempi in Italia, elimina la presenza di pilastri nei locali e garantisce grande apertura e flessibilità nella trasformazione degli spazi. All’esterno, ancora oggi l’edificio riesce a sorprendere, in un continuo e affascinante rimando tra un’architettura d’avanguardia, fortemente innovativa, e la trama classica e barocca della città.

Dove l’accoglienza è di casa

Dopo un attento lavoro di ristrutturazione interna, iniziato nel 1999, gli uffici al pubblico tornano a Palazzo Affari nel 2003, mentre gli uffici di direzione trovano spazio nello scenografico Palazzo Birago di Borgaro, poco distante.

Locali rinnovati, spazi curati e luminosi per favorire il contatto con l’utenza, arredi confortevoli, materiali e colori caldi, accessi comodi e ben segnalati.

Chi oggi frequenta il palazzo si muove in un ambiente vivace e funzionale, fatto “da e per” le persone, creato attorno alle loro esigenze.